sabato 31 dicembre 2016

Storia di due che conoscevo

Guarda basso, non gli trema la voce e nella sua stupidità dice: “Ti ho amata per fare invidia ai miei amici”.
Sto scendendo al fondo, quasi lo tocco. Dei tuoi avanzi farò musica, il tuo trofeo stanotte ulula.
Hai il nome di Petrarca ma sei Laura e come una paranoia vivi anche da morta. Correggo il ricordo di un amore apocrifo e non ho colpa: se questa merda è un Canzoniere io le voglio dare gloria.
Cerchi conforto in una festa e una bambola: mi tieni come un vanto ma in un angolo e fai l’amore solo con la birra.
Scrivo storie appoggiata al bancone ma se te le racconto mi dai sempre della stupida.
Non sei nessuno per scrivere” dici, e ti riaccompagno a casa sbronzo.
Lui è il cocco di famiglia, così leccato e viziato che l'onore è tuo se gli stai accanto. Ha stile, non puoi rifiutarti di servirlo; non conosce il significato della parola “reciproco”.
Non provare ad amarlo, non lo vuole veramente.
Dice una cosa e poi l'opposto, perché non ama che se stesso. Vuole averti ma non vuole darsi. È così confuso e ambivalente che ti disorienta. Dice che sei importante e il giorno dopo che non conti niente; dice Stasera stiamo soli”, poi t'invita a cena in trenta. Giura su Dio sapendo che non manterrà la promessa, e comunque promette cose che nemmeno capisce. Parla di un futuro dove tutto è possibile ma che non esiste. Ha un casino dentro da decenni ma dice che il casino glielo faccio io. È cieco e incontentabile, vede solo in negativo. Invidia ma vuole essere invidiato. È geloso marcio ma è colpa tua se non si fida. Lo lasci mille volte e mille volte torna e supplica. È un mago della colpa: che è sempre tua, mai di entrambi o solo sua. Quando l'entusiasmo gli svanisce, ed è sicuro di riaverti, torna a guardare Youtube sul divano. A casa di babbo. Non vuole perderti ma non vuole neanche prenderti. Per lui tutto è lecito, non ha mai rimorsi. “Dovresti essere così e vestirti così” e ti fa il ritratto spiccicato di sua mamma. Con lui non puoi avere amici, goderti l'intimità, stare in pace, parlare con sincerità, aiutarsi l'uno con l'altra. Ogni volta che organizziamo qualcosa trova il modo di far scoppiare una guerra. Certo, ha diverse qualità ma le sopravvaluta. Devi trattarlo come un idolo - tutto ruota intorno a lui - ed è lì che sbaglia. Ha due facce: tratta tutti bene in generale e male te che gli sei accanto. Dice anche cose molto brutte, per esempio che a te non vuole bene nessuno e che a lui gliene vogliono tutti. Non lo fa per cattiveria, lui ci crede veramente. Vive del consenso degli altri; ha bisogno di ammiratori e di applausi. Deve distrarsi da ciò che sente dentro ma si annoia ovunque. Ti usa per alzarsi l'autostima e ti abbandona appena lo ricarichi. Di come stai o di cosa vuoi non gli importa, non se lo chiede neanche. Non c'è mai per te. Mai. Non importa quale sia il problema, non lo riguarda. Pretende ma non dà niente, e usa le tue reazioni di rabbia e frustrazione per dirti che stare con te è impossibile. Provi a capirlo, di più e meglio, ma stai soltanto superando il limite che gli farà chiederti di più la prossima volta. Devi curargli l'ego e il lutto, ma senza indagare troppo. Vuole sfoggiarti come un vestito nuovo, ama il modo in cui lo illumini. Ti cerca solo per le feste e a un certo punto te ne accorgi. È lì che diventi l'antipatica che a lui fa comodo lasciare credere. Lo accompagni ovunque ma non contraccambia. Non ama te ma il modo in cui si sente accanto a te, e il modo in cui lo fai apparire in mezzo agli altri. Dice che se sta con te poi gli faranno il filo tutte. Ama essere un dolore, monopolizzare la tua attenzione, ascoltarsi pronunciare parole d'amore. Chissà che effetto provoca. È lui che detta le regole, abìtuati: ti dà buca ma poi ti porta un fiore, non risponde al telefono e ti mette in punizione. Vacci in punta di piedi: gentile con il suo babbo, accondiscendente e ossequiosamente sacrificata ai suoi bisogni. Stai attenta a raccontargli i tuoi progetti: te li distrugge. Meno bella ti senti più può approfittarsene. Adesso potete smettere di chiedermelo: è questa la fine che ha fatto Via Gadda. A letto non provarci neanche: si fa come dice lui, sempre, e ignorandoti ti offende. Un giorno gli viene voglia di un figlio, non ti dice niente e va a diritto. Non è normale non parlarne insieme – giusto? - ma lui ti rassicura: “Tanto c'è l'aborto”. Dalla tristezza ti si sballa il ciclo, hai il vomito mentre i Sonics suonano. Dice che sei tu a dargli insicurezza; e che non piaceresti mai a sua mamma.
Quando chiudi fa sempre, tragicamente, la vittima. L'emozione è sincera ma è sull'onda del momento, non è un sentimento. “Ti amo” significa “Ti amo in questo momento”. Parla sempre dei domani: ristrutturerà casa, meglio se l'affitta, anzi no, la compra. Farà in fretta, perciò non importa che intanto tu ti trasferisca da sola. Non arrabbiarti se poi rimane al punto di partenza: non può abbandonare suo padre, non lo capisci? È così smarrito, i problemi sono tanti, sei proprio una stronza se lo lasci.
Sei fortunata: non troverai mai nessuno migliore di lui perché amarti è difficile. Ha l'aria di uno che non ha mai pagato le conseguenze di ciò che dice. Ogni volta che entri in casa sua ti viene l'ansia: non-hai-gara-con-la-sua-famiglia. Suo padre ti dice come comportarti con il piccolo principe: “Digli sempre di sì e dagli ragione su tutto”. Rimanere è tossico: niente di ciò che fai o dici sarà mai abbastanza buono. Non si è mai impegnato in niente, perciò non sa riconoscere l'impegno degli altri. Gli dici quattrocento volte al giorno che può cambiare lavoro, deve solo provarci: passi le sere con lui a incoraggiarlo e mandare curriculum, e non molli finché non ci riesce. Questo - sono sicura – è l'amore. Ma lui vuole che tu smetta di scrivere, è sicuro che non ti riesca. Piano piano, senza che te ne accorga, ti convince. Quando però ti riprendi e te ne vai racconta che a soffocarlo eri tu. Cioè, non è che lo dice, lo lascia solo credere. È un vigliacco: lo era prima, figuriamoci adesso. “Le cose non sono come sembrano” dico, rotolando mesi interi nella merda.
Stare con lui è un affanno e uno struggimento e questo – sono sicura – non è l'amore. A guardarti indietro sai di avere amato un'illusione che non ti ha voluto bene un giorno. “Mi piaceva farti vedere in giro”, è così che dice. Però è proprio lui che non ti ha vista: né te, né il tuo amore, né il dolore che ti dava né come sia sempre stata tu ad andargli incontro.
Ti ha mai amata veramente? Ha amato le fantasie su una vita che gli piaceva immaginare in quel momento, e l'idea di avere finalmente trovato qualcuno che lo amasse incondizionatamente e ignorasse i suoi difetti, che sono tanti. Ma non ha mai fatto un passo avanti.
Apro Facce di Fucecchio, mi riprendo la voce e l'entusiasmo. “Un'inutile perdita di tempo, che non ti porterà mai a niente”, così lo definiva. Cambio casa, cambio zona e aria. Mi piace la luce che c'è la mattina in cucina e che il telefono lì non abbia campo. Ma sono innamorata persa. Dice che esce con un’altra ma pensa a me tutto il tempo. Una sera andiamo a cena e sono bellissima – giuro, quella volta me lo sento – ma non mi guarda affatto. Il giorno dopo andiamo all’Elba, di nascosto. Mi dà un anello ed è lì che mi sveglio. Dice che lo ha preso perché ci tenevo tanto e che, comunque vada, posso tenerlo. Una settimana dopo avremmo dovuto sposarci: in chiesa come voleva sua mamma, il giorno del matrimonio dei suoi nonni. Ma suo padre gli ha detto di non farlo. È il 27 agosto del 2016; dice che, se sono incinta, non si fida che quel figlio sia suo. Riattacco il telefono. Per sempre.
Adesso, quando m'incontri, non guardarmi come se niente fosse, non cercarmi. Non esisti più per me e mi dispiace per te, perché per te ho trascurato l'egoismo tuo e di tuo padre, la vostra incapacità di accogliere e amare chiunque al di fuori di voi stessi. Ciò che sei per me, adesso, è una cicatrice, un ricordo che vorrei svanisse il più velocemente possibile. Ci ho messo mesi a risanare i danni intenzionali che mi hai fatto. Non me ne sono accorta guardandoti, me ne sono accorta da ciò che lasci. Distruggi tutto il bello e il buono che hai intorno, pensando che non provare emozioni sia un vantaggio in questo mondo. La cosa più difficile da lasciare andare è stata la riluttanza ad accettare ciò che già sapevo: che non mi ami, mai l'hai fatto e mai lo farai. Che ogni momento - tutto quel tempo in cui pensavo davvero ci stessimo venendo incontro - era dettato dalla vanità patologica di un narcisista avido.
Torna da chi ti lecca il culo, è l'unica cosa che ti piace. E bevi più che puoi, così magari ce la fai davvero a morire.
Questa è la storia di due che conoscevo, o almeno è quello che racconta lei.